Una soluzione vincente

Il principio di poter investire anche 50 euro al mese con costanza e per un periodo significativo può dare dei risultati considerevoli nel medio e lungo termine. Ovviamente stiamo parlando di ritorni assoluti che poi devono fare i conti con alcune variabili: a partire dai costi oltre a quello della tassazione. L’investimento a rate non deve essere visto come una forma alternativa alle tradizionali metodologie di investimento. Il PAC non è una sorta di approccio di riserva da dedicare solo ai figli o ad altri obiettivi specifici.

La difficoltà di prevedere i mercati e l’estrema complessità nel cavalcare le sue tendenze è un compito arduo anche da parte dei professionisti. Questo fa si che la strada più saggia per cogliere il valore espresso da azioni e obbligazioni nel lungo termine sia quello di spalmare l’investimento in maniera metodica. Perciò mettiamo in secondo piano ogni sforzo predittivo che puntualmente rischia di essere vanificato. Insomma, il metodo è più efficace di qualsiasi altra soluzione quando si parla di investimenti finanziari.

Alfa consulenza ha realizzato una simulazione negli ultimi 10 anni, a partire da luglio 2007 e quindi iniziando il piano poco prima del crollo del 2008. Anche in un caso così sfortunato, investendo poco meno di 11mila euro, equivalenti circa a 100 euro al mese senza interruzioni, avremmo avuto alla fine dello scorso agosto un controvalore finale di portafoglio di 18.500.  Anche tenendo conto di aggiungere il costo di elevate commissioni di negoziazione, ad esempio un 10% complessivo, la rendita sarebbe stata di tutto rispetto.

Cos’è il PAC

Dunque il Pac (piano di accumulo capitale) è un programma di risparmio attraverso l’adesione a fondi comuni o Etf per investire periodicamente un importo contenuto per un determinato lasso di tempo. È possibile definire un orizzonte temporale e l’ammontare dei versamenti, ma in caso di necessità anche sospendere i pagamenti.

I vantaggi dei piani di accumulo sono molteplici: intanto consentono di scegliere la cadenza temporale che può essere mensile o trimestrale ad esempio. Poi si riduce il rischio dell’investimento visto che non si investe tutto il denaro in un’unica soluzione. In questo modo l’andamento dei mercati su cui si investe è meno determinante nell’esito finale. Questo perchè i contributi periodici spalmano e mediano le dinamiche degli indici oggetto dell’investimento.  Più è lungo l’orizzonte temporale, ad esempio sull’azionario, più si riducono le probabilità di perdita. Infatti in un’orizzonte di 15 anni il bilancio finale dei listini azionari statisticamente è quasi sempre positivo. Oltretutto con le rate acquistate anche nei momenti di maggiore debolezza il bilancio finale è ancora più favorevole.