La risposta valida in assoluto non esiste

Se nessuno ha la risposta giusta a questa domanda, è evidente che oggi i problemi siano di due ordini. Il primo è che tutti e tre i “pilastri” che hanno sostenuto i listini negli anni passati attualmente sono meno forti: le banche centrali stanno ritirando gli stimoli monetari, l’economia sta rallentando in tutto il mondo e la politica da elemento di sostegno è diventata elemento di incertezza. Brexit, la guerra commerciale di Donald Trump, il populismo, i parlamenti bloccati in molti paesi: questi sono tutti elementi che aumentano l’incertezza per chi investe. Questo significa che i presupposti che hanno consentito il super-rally oggi non ci sono più.

Il “pilastro” da guardare con maggiore attenzione è sempre il primo, quello delle banche centrali. Dato che la loro ritirata è stata la principale causa del crollo delle Borse a dicembre 2018, nel 2019 un po’ tutte hanno fatto marcia indietro. Ma come si comporteranno in futuro resta un’incognita.

Il secondo problema è che oggi il mondo si trova di fronte a tutti gli effetti collaterali che gli anni del “denaro facile” hanno creato. Il principale, su cui mi soffermo, è l’eccesso di indebitamento. In dieci anni a livello globale i debiti totali (pubblici e privati), secondo l’Istituto della finanza internazionale, sono aumentati di 72mila miliardi di dollari, arrivando alla cifra quasi impronunciabile di 237mila miliardi. E di questi, 59mila miliardi sono sulle spalle delle aziende.

Gli effetti delle nuove regole

Dato che le regole partorite a livello globale dopo il crack di Lehman hanno ridotto la capacità delle banche di erogare credito (in tutto il mondo), oggi le imprese sono principalmente indebitate sul mercato obbligazionario. Questo presenta tre ordini di problemi.

  1. Oggi questi debiti hanno un affidabilità media molto più bassa rispetto a 10 anni fa, perchè molte imprese che in anni normali mai avrebbero avuto accesso al mercato obbligazionario in questi anni ce l’hanno avuto. Alcuni dati dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico) lo confermano. Nel 2007 su 100 obbligazioni aziendali emesse a livello mondiale, 80 avevano un rating investment grade (dunque avevano un’elevata affidabilità) e 20 avevano un rating speculativo (erano cioè bond spazzatura). Ora le percentuali sono molto cambiate: su 100 bond aziendali emessi, solo 58 sono affidabili e i restanti 42 sono spazzatura.
  2. Per motivi legati alle nuove regole varate per le banche, oggi il mercato obbligazionario è diventato illiquido. Questo significa che è molto difficile vendere obbligazioni, perché non ci sono più le banche d’affari che garantiscono (come una volta) la rivendibilità. Un mercato illiquido è come un cinema senza porte di sicurezza: se scatta il panico, diventa difficile uscire. Questo è un problema soprattutto per i grandi fondi, che detengono grandi fette di obbligazioni aziendali.
  3. A essere fortemente indebitate sono le imprese dei Paesi emergenti (o di potenze nuove come la Cina). Dato che queste aziende hanno debiti spesso in valuta estera (dollaro), sono vulnerabili.

I punti di forza di oggi

Il mondo è dunque alla vigilia di una nuova crisi ? Non è affatto detto, dato che a fronte di questi rischi (che le Autorità di vigilanza hanno ben presenti) ci sono anche molti punti di forza sui mercati. Per esempio le valutazioni: le Borse oggi hanno un rapporto tra prezzo delle azioni e utili delle aziende non eccessivi (intorno alle 18 volte a Wall Street e tra 12 e 16 in Europa). Questo significa che non pare esserci una “bolla speculativa” in Borsa.

Altro elemento potenzialmente di forza (a sorpresa) è rappresentato dalle banche centrali: dato che la loro ritirata ha creato panico a dicembre, ultimamente si sono fatte ben più caute. Anzi, molte di loro hanno fatto clamorose marce indietro. Questo significa che l’era del “denaro facile” potrebbe durare più a lungo di quanto previsto. Infine l’economia globale rallenta, ma non così tanto da far temere una recessione.

Di motivi per investire, dunque, ce ne sono ancora molti, anche oggi, dopo un decennio da record. Ma serve più selettività: se negli ultimi dieci anni qualunque investimento aveva buone probabilità di rivelarsi positivo (escludendo il 2018), ora è tutto più difficile.

La regola aurea è dunque oggi più importante che mai: diversificare, diversificare, diversificare perché, come spiego ampiamente nel mio libro, Nessun Investimento è Valido in Assoluto.